In occasione della Giornata Internazionale per la Sicurezza sul Lavoro, il dibattito si concentra spesso su caschetti, procedure di emergenza e rischi fisici evidenti. In Miriade, crediamo che la "sicurezza" abbia un perimetro molto più ampio: riguarda la capacità di un'azienda di tutelare il benessere integrale delle persone, rendendo l'ambiente di lavoro un luogo sicuro anche per chi convive con patologie poco conosciute o apparentemente invisibili.
Per questo motivo, abbiamo scelto di aprire le porte della nostra plenaria alla Fondazione Terapia Cellulare Diabete (FTCD) di Padova, una realtà che supportiamo e che non avevamo ancora avuto l'occasione di raccontare al nostro team e agli stakeholder.
Educare per proteggere: il Diabete Tipo 1 in ufficio
Il Diabete di Tipo 1 è una delle patologie più antiche, eppure rimane ancora oggi vittima di forti stigmi e di una conoscenza superficiale. Non è una condizione rara: in Italia colpisce circa 300.000 persone, con un’incidenza che cresce ogni anno. In Miriade, questa condizione non è un concetto astratto, ma è parte della quotidianità.
Siamo stati forse la prima azienda a organizzare un’esperienza educativa specifica su questo tema, trasformando la plenaria in un momento di formazione etica e a tratti, anche sanitaria. Non si è trattato solo di "parlare di una malattia", ma di fornire a tutta l'organizzazione gli strumenti per comprendere cosa significhi vivere e gestire il diabete, soprattutto durante l'orario di lavoro.
La tecnologia che avvisa, il team che ascolta
Oggi la gestione del diabete passa attraverso l'innovazione. Spesso in ufficio sentiamo suoni improvvisi: una notifica, un allarme insistente. Potremmo pensare alla solita chat, ma per chi convive con il diabete tipo 1 quel suono, in più delle volte, è un allarme glicemico inviato da un sensore sottocutaneo. È un collegamento tecnologico vitale. Imparare a non ignorare quel segnale, o semplicemente capire che in quel momento una persona ha bisogno di priorità assoluta per gestire la propria salute, è il primo passo per combattere l'indifferenza.
La formazione ci ha mostrato una realtà complessa: non esiste "il" diabete, ma esistono persone che gestiscono equilibri metabolici ogni secondo della giornata. Durante la plenaria, sono emerse domande fondamentali:
- Abbiamo la certezza di sapere cosa fare? La verità è che l'ignoranza, in una situazione di emergenza, è il rischio più alto che un'azienda possa correre. È essenziale saper riconoscere i segnali di una crisi ipoglicemica (pallore, tremore, confusione, sudorazione) o di un’iperglicemia (sete intensa, bisogno frequente di urinare, stanchezza cronica, nervosismo).
- Sappiamo identificare i bisogni? Quando chi lavora con noi si ferma per un monitoraggio o una somministrazione, lo percepiamo come un'interruzione o come un atto vitale di autogestione? Dietro quella pausa può esserci un carico mentale invisibile: notti insonni per gestire i valori glicemici e/o lo stress di un'emergenza improvvisa.
- Accettiamo l'imprevedibilità? Il Diabete di Tipo 1 è una patologia profondamente personalizzata. Siamo in grado di uscire dagli schemi rigidi per accogliere questa variabilità senza giudizio?
Solo abbattendo il muro della superficialità possiamo trasformare l'ufficio in un luogo dove la fragilità non va spiegata ogni volta, ma è già compresa dalla consapevolezza collettiva.
Il nostro "kit di sicurezza invisibile"
Dalla collaborazione con la Fondazione è nato un approccio pratico che abbiamo integrato nella nostra cultura aziendale. Il nostro impegno si traduce in azioni concrete:
- conoscenza dei segnali di crisi: formazione per saper supportare chiunque si trovi in difficoltà;
- scorte di emergenza: disponibilità di zuccheri rapidi nelle aree break, accessibili a chiunque ne abbia necessità immediata;
- cultura del rispetto: tutela dei tempi di cura e delle pause necessarie, anche per la gestione dei dispositivi medici;
- sostegno alla ricerca: contributo attivo ai progetti scientifici del nostro territorio.
La missione della Fondazione Terapia Cellulare Diabete
La Fondazione Terapia Cellulare Diabete (FTCD) di Padova non si limita a gestire il presente, ma progetta il futuro. Mentre le terapie tradizionali si concentrano sul trattamento dei sintomi (come le quotidiane iniezioni di insulina), la ricerca della Fondazione punta alla cura definitiva.
Il cuore della loro attività scientifica risiede nel trapianto di isole pancreatiche: l'obiettivo è sostituire le cellule danneggiate del pancreas con cellule sane, capaci di "riprogrammare" l'organismo. Questo permetterà al corpo di tornare a regolare autonomamente i livelli di glucosio, liberando finalmente la persona dalla dipendenza cronica da farmaci, dispositivi medici e tutte le conseguenze connesse.
Oltre al laboratorio, la Fondazione è attiva sul fronte dell'educazione sociale. Esiste ancora molta confusione tra Diabete di Tipo 1 (una malattia autoimmune che colpisce spesso l'infanzia e la giovinezza) e Tipo 2 (legato all'età o agli stili di vita). Abbattere questo stigma è fondamentale: solo attraverso la conoscenza chi convive con questa patologia può abitare con serenità i propri spazi di vita e di lavoro.
"Sostenere la ricerca significa dare una risposta concreta a chi non aspetta solo una terapia migliore, ma una vita libera dalla malattia. La vera cura passa attraverso l'innovazione scientifica, ma inizia sempre dalla consapevolezza di una comunità che sa accogliere e proteggere." — Fondazione Terapia Cellulare Diabete
Sicurezza è consapevolezza: investire nel domani
Per noi sostenere la Fondazione Terapia Cellulare Diabete significa dare concretezza all'innovazione che guidiamo ogni giorno, trasformandola in uno strumento che restituisce tempo e salute alle persone.
"Il benessere di tutta l’organizzazione passa attraverso la conoscenza. Sapere come intervenire in caso di necessità, rispettare i tempi o, semplicemente, comunicare in modo inclusivo, trasforma l'ufficio in una comunità resiliente."
Promuovere questa formazione è stato un atto di responsabilità: la sicurezza sul lavoro inizia dall'ascolto e da un atteggiamento empatico capace di trasformare la diversità in un valore condiviso. Perché un'azienda è solida solo quando sa prendersi cura del suo capitale più prezioso: l'umano.
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