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Smart working, ma come?

By Greta Munerotto 3 mesi fa

La diffusione del nuovo coronavirus ha rivelato la reale la capacità delle aziende di rispondere velocemente a cambiamenti inaspettati: lo stop ai viaggi di lavoro, il ricorso a hardware pensati per le videoconferenze, lo smart working.

Preoccuparci non è inutile allarmismo, ma senso di responsabilità.
Abbiamo imparato a lavarci le mani e ormai è chiaro che bisogna tenere la distanza di almeno un metro, evitare gli assembramenti e favorire tutti i comportamenti per il contenimento del virus. Tra questi, c’è la possibilità di applicare il lavoro agile per tutta la durata dello stato di emergenza.

La maggior parte delle imprese italiane si sono trovate impreparate davanti a questo cambiamento, semplicemente perché non hanno mai contemplato uno scenario di questo tipo.
Molti ruoli aziendali, però, possono essere svolti senza una presenza fisica e con benefici al business e comunitari, dal ridurre i contagi durante l’epidemia al ridimensionare le emissioni di CO2.

Come possiamo reagire velocemente al nuovo contesto e sfruttare questa opportunità per ripensare le logiche lavorative?

Ecco alcuni step per iniziare:

  1. mappare quali funzioni e attività possono essere svolte da remoto, identificando quelle che non richiedono la presenza in ufficio e quelle che per loro natura non possono essere svolte fuori dall’azienda;
  2. adottare (dove non sono già presenti) piattaforme per la condivisione, la collaborazione e la comunicazione, identificando i dispositivi aziendali in grado di supportarli o valutando di permettere ai dipendenti di utilizzare telefoni e computer personali;
  3. misurare le performance delle soluzioni adottate. Passato il periodo di crisi, si può decidere di mantenere alcune delle misure (per esempio sostituire alcune riunioni fuori sede con videoconferenze).

Per superare con successo questo momento, le aziende dovrebbero mutare l’atteggiamento in un’ottica di resilienza e quindi:

  • impegnarsi per condividere una serie di informazioni certe e verificate con tutti i dipendenti, per aiutarli a districarsi nella mole di notizie disponibili al di fuori dell’organizzazione, distinguendo tra fatti, ipotesi e speculazioni;
  • restare aggiornati e flessibili, per non subire i cambiamenti, ma anticiparli
  • essere chiari nelle politiche sui viaggi e sullo smart working, spiegando i motivi che hanno portato a determinate decisioni;
  • adottare il principio della prudenza, considerando lo scenario peggiore, piuttosto che sottovalutando i rischi.

Il Covid-19 cambierà il business e la società. Darà una spinta a settori come lo shopping online, l’e-learning e la sanità. Cambierà il modo in cui le aziende gestiscono la supply chain, ridimensionando il ricorso a pochi grandi fornitori.
Quando l’emergenza sarà passata, le organizzazioni sfrutteranno gli insegnamenti e li rifletteranno nei loro piani aziendali.

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  Miriade
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