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Smart working: come sta cambiando il mondo del lavoro con la digital trasformation

By Luca Zanetello 6 mesi faNo Comments

Lo smart working sta cambiando radicalmente il mondo del lavoro e le vite di aziende e lavoratori e lo farà con sempre maggiore forza nel prossimo futuro.
Sono infatti moltissimi gli indizi che lo fanno presagire a partire dai dati raccolti da diverse analisi pubblicate recentemente: IDC, importante società di ricerche di mercato, ha sottolineato come entro il 2023, in Europa, oltre due terzi dei manager si troverà a gestire team di lavoro svincolati da limiti di luogo e di tempo e come già nel 2018 le aziende italiane abbiano speso 820 milioni di euro (nel 2020 si arriverà a 970 milioni di euro) in applicazioni software in applicazioni software per la collaboration e il content workflow management. con le soluzioni in cloud a farla da padrone.

Dall’approvazione in Italia della normativa sullo smart working è trascorso ormai più di un anno e mezze e i primi risultati iniziano già a vedersi anche se c’è ancora molto da fare soprattutto nelle PMI e nella Pubblica Amministrazione.

«Le aziende italiane stanno investendo in strumenti per lo sviluppo di una mobilità sempre più pervasiva. Nel 2018, tra le aree di spesa ICT più importanti, ci sono la connettività mobile broadband, mentre tra le spese previste più in crescita nel 2019 rientrano quelle relative a phablet e notebook ultraslim, strumenti orientati allo smart working e a creare un ambiente di lavoro flessibile e agile, con l’obiettivo di incrementare la produttività e migliorare la qualità dell’esperienza lavorativa. La ricerca condotta da IDC per Assintel su un campione di mille aziende rileva che oltre metà delle imprese intervistate ha avviato almeno un’iniziativa di smart working» ha spiegato Daniela Rao, senior director research & consulting di IDC Italia, a Data Manager Online.

Alcuni dati

Nel 2018, le attività principali volute dalle imprese in rapporto a questa modalità lavorativa sono state orientate a garantire la possibilità del lavoro da remoto (per il 26% delle imprese) e a permettere ai dipendenti l’uso di dispositivi mobili (22%). I settori che più hanno adottato politiche di questo tipo sono finanza, commercio all’ingrosso, industria, trasporti, comunicazioni, utility e altri servizi. Gli obiettivi delle iniziative intraprese sono volti a consentire più flessibilità ed efficienza delle attività lavorative, puntando sulla valutazione per obiettivi e sulla possibilità di una migliore conciliazione tra tempi lavorativi e personali. Sono principalmente le medie imprese (50-249 addetti) e le grandi imprese (500 e più addetti) ad adottare politiche di smart working. Tra le grandi imprese, ben il 53% rende possibile il lavoro da remoto; queste realtà sono orientate alla creazione di digital workspace che tendono a integrare tutti i servizi che supportano le operazioni e i processi aziendali, incluse comunicazione e collaborazione.

Cambiano le modalità di lavoro, cambiano gli spazi

Interessati da questo cambiamento non sono solamente le modalità di lavoro ma anche gli spazi stessi delle aziende. Sempre più lavori sono slegati da orari e luoghi di lavoro fisici, grazie alla possibilità di accedere a risorse e informazioni aziendali da qualunque luogo e in qualunque momento, dando maggiore libertà di gestione del tempo e di riorganizzazione degli ambienti di lavoro.

In un prossimo futuro si farà largo il paradigma di digital workspace, che andrà a sostituire quello della postazione fisica tradizionale a cui siamo abituati: grazie al sempre più diffuso utilizzo di piattaforma di digitali di collaborazione e comunicazione, come Google G Suite, sarà infatti possibile lavorare da qualsiasi luogo di essere riconosciuti e valutati dai sistemi per obiettivi, favorendo il dialogo e la collaborazione tra le persone, innovando i processi e gli ambienti operativi. L’obiettivo centrale è creare e diffondere la conoscenza, stimolare e governare la circolazione delle informazioni tramite una collaborazione efficiente e flessibile, favorendo il coinvolgimento delle persone. Molte aziende italiane stanno già ottenendo importanti vantaggi dalla collaborazione e dal suo impatto sulle performance: sempre secondo IDC, oltre il 50% delle medie e grandi imprese percepisce, come benefici dell’adozione di una piattaforma di collaborazione, la maggiore affidabilità e velocità di processi e persone.

Tanti benefici e alcune criticità

Questo nuovo modo di lavorare porta con sé diversi benefici come la possibilità di attrarre nuovi talenti in azienda, soprattutto tra le nuove generazioni sempre piaciuto attente a lavorare con efficienza e poter lavorare per obiettivi, mantenendo un equilibrio tra lavoro e vita privata.

Altri vantaggi riguardano l’utilizzo di tecnologie sempre più agili e performanti che favoriscono sensibilmente la possibilità di organizzare il tempo in ufficio in modo più proficuo e di aumentare di conseguenza la concentrazione, la produttività e il coinvolgimento del lavoratore nella vita dell’azienda (con aumento della soddisfazione dei dipendenti stessi), senza dimenticare la possibilità di attuare politiche di corporate social responsibility legate soprattutto alla riduzione dell’inquinamento dovuto agli spostamenti.

Dall’altro lato alcune criticità possono sorgere in particolare nei casi in cui vi siano mancanze nella fase di pianificazione e implementazione di progetti di smart working, anche in termini legali, e il rischio che questo possa trasformarsi in solitudine lavorativa, situazione non positiva per gran parte dei ruoli aziendali.

Il ruolo fondamentale delle HR

Durante le fasi di introduzione dello smart working in azienda il ruolo dei responsabili HR è fondamentale. Cambiando le modalità di gestione dei team, virtuali e spesso remoti, sono molte le nuove sfide che si trovano ad affrontare i manager che devono applicare modalità d’interazione differenti da quelle adottate tipicamente e che devono stare al passo della trasformazione digitale e con un cambiamento anche dei sistemi di valutazione con nuovi obiettivi chiari e misurabili. Tutto questo passa attraverso un fondamentale salto culturale – non solamente tecnologico- che interessa l’area legale, la pianificazione del lavoro e la capacità di applicare nuovi modelli organizzativi all’azienda unitamente a piani di smart working personalizzati.

Al centro del cambiamento e dei progetti di smart working deve esserci sempre il fattore umano, con il lavoratore che deve rimanere il protagonista assoluto dello sviluppo e della crescita professionale, per questo è necessario un importante lavoro sulla cultura aziendale e sulle modalità di gestione delle risorse. La figura del responsabile HR deve essere in grado di organizzare tutto questo e di integrare gli elementi chiave dello smart working – mobile, cloud e strumenti per la collaboration – con le particolarità e le caratteristiche della realtà in cui opera.

La situazione in Italia

Sebbene lo smart working sia un concetto conosciuto e di cui si discute da quasi un decennio, in Italia sono ancora un numero ridotto le imprese che l’hanno fatto proprio: tante realtà sono partite con progetti pilota ma spesso lo smart working viene intenso solo come la possibilità di lavorare da casa quando invece deve essere pensato come un approccio diverso all’organizzazione del lavoro, basato sulla motivazione e sulla fiducia reciproca tra dipendente ed azienda. Lo smart working, partito in Italia dopo il decreto Madia del giugno 2017, risente ancora di resistenze culturali anche se intorno al tema si registrano interesse e sperimentazioni crescenti, con prevalenza del settore privato sul pubblico, ma che rimangono ancora spesso lontano dal concetto di un progetto di trasformazione complessiva dell’organizzazione del lavoro in termini di smart organization, che presuppone un cambio culturale.

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Photo Credit: Pexels

Category:
  Miriade
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