Prosegue il tour nel mondo del cloud dedicato a sfatare i principali miti che bloccano molte aziende nel migrare i propri dati, applicazioni e workflow sul cloud nostro viaggio nel cloud per sfatare alcuni miti che stanno frenando tantissime aziende nell’adottare questo approccio.

Dopo aver parlato nelle prime tre uscite di questa rubrica di sicurezza, performance e gestione delle modifiche, in questo articolo andiamo a sfatare i miti relativi alla gestione dei dati sulla nuvola.

Microsoft Power BI e Knime

I falsi miti sulla gestione dati in cloud

I dati sono sempre più fondamentale nel mondo aziendale di oggi.

Danno il potere di fornire un servizio di qualità ai clienti e, come tutti i poteri, si accompagnano a una giusta dose di responsabilità: responsabilità verso i clienti, i dipendenti e le leggi che disciplinano i paesi in cui operiamo (per info sul GDPR, clicca qui).

È logico, quindi, che la sicurezza e la gestione dei dati siano alcune delle preoccupazioni più comuni sollevate dalle aziende riguardo al cloud.

Tutti i cloud provider danno priorità alla sicurezza e alla facilità di gestione dei dati: ecco i miti da sfatare riguardo all’idea che il cloud presenti un rischio per la loro gestione.

MITO N. 1 – I dati non sono sicuri nel cloud

In realtà, oggi la maggior parte delle aziende (94%) afferma che i propri dati sono più sicuri nel cloud.

Le ragioni che spiegano perché questo accade sono numerose. Una di queste risiede nel fatto che il 48% degli sviluppatori afferma di non avere tempo da dedicare alla sicurezza, il che significa che se viene mantenuta all’interno dell’azienda, potrebbe tranquillamente non rientrare più nella lista delle priorità. Un’altra risiede nel fatto che il cloud adotta un approccio zero trust, il che significa che i dati sono protetti da diversi controlli di sicurezza (invece che dal tipico controllo di sicurezza singolo di un sistema on-premise).

La sicurezza è integrata nella struttura di molti dei prodotti dei principali cloud provider, che utilizzano numerosi controlli per proteggere i dati, tra cui la crittografia in transito e a riposo nei servizi cloud, la ricerca di vulnerabilità esterne e altro ancora.

Per decenni, i controlli di sicurezza aziendali sono stati costituiti da un unico perimetro progettato per proteggere una grande azienda. Tuttavia, lo spazio tecnologico aziendale è cambiato radicalmente dai tempi in cui è stato sviluppato il modello di sicurezza basato sul perimetro.

Con il nuovo modello di sicurezza zero trust gli esperti di settore hanno affrontato le crescenti sfide di sicurezza dell’ambiente di lavoro moderno. Zero trust è un framework in cui l’organizzazione rinuncia a un perimetro ampio a favore della protezione di ogni endpoint e per ogni utente all’interno di un’azienda.

MITO N. 2 Il cloud non mi consente di controllare la posizione di archiviazione dei miei dati

I cloud provider generalmente archiviano i dati nella posizione più vicina possibile a quella della maggior parte degli utenti e danno anche la possibilità agli utenti di scegliere la localizzazione dei propri dati.

Tra i provider che si stanno dando maggiormente da fare per agevolare gli utenti italiani a controllare i propri dati, e ad averli più vicini, c’è sicuramente AWS che nel 2020 ha lanciato la prima region in Italia.

MITO N. 3 Mettendo i dati in cloud è più facile che vengano visti da terze parti non autorizzate

Falso. Per essere certi mantenere private le informazioni, anche quelle a cui possono accedere applicazioni di terze parti è sufficiente gestire correttamente i permessi API, definendo chi e come può accedere ai dati presenti.
Le terze parti non hanno mai accesso ai dati senza autorizzazione.

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