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Data Science, serve un’etica professionale

By Camilla Mantella 1 anno faNo Comments

Sembra che, quando si tratta di dati, tutto sia lecito. L’immediatezza del digitale ha portato con sé destrutturazione, velocità, facilità di accesso – perfette per il contesto liquido odierno – senza però tenere conto del rispetto dei titolari dell’informazione, della necessità di protezione, di un utilizzo critico, consapevole e informato dei dati.

I dati sono materiale inerte. Il loro potere risiede nella loro interpretazione. Sono una massa di registrazioni, di tracce, che da sole non hanno nessun significato. Probabilmente per questo fino a poco tempo fa parlare di etica dei dati doveva suonare come assolutamente insensato: perché mai gli addetti ai lavori dovrebbero sviluppare un approccio etico ai dati?

Dev’essere stato quando la data science ha iniziato ad appropriarsi di discipline delicate, come quelle legate alla ricerca sociale, allo studio delle tendenze politiche, al marketing e alla comunicazione di massa che è apparsa in tutta la sua evidenza la dilagante assenza di un approccio etico all’utilizzo dei dati, di una sorta di deontologia professionale da poter applicare per non rischiare di danneggiare persone, aziende, interi territori.

Chi oggi gestisce i dati digitali delle persone e delle imprese – che quotidianamente cedono parte della loro privacy alla rete – ha in mano le chiavi del futuro. E’ necessario assicurarsi che i gestori siano comunità aperte e accorte, trasparenti e oneste.

etica data science

È tempo di Data For Democracy

In Miriade veniamo costantemente in contatto con grandi moli di dati. Per lavoro, trattiamo prevalentemente dati d’impresa e sempre più spesso siamo chiamati a mettere in sicurezza architetture informatiche anche estremamente avanzate che non sono state adeguatamente protette perché quello della security è spesso l’ultimo dei problemi che si pongono le aziende quando affrontano un progetto Big Data.

Capita di frequente che ci troviamo di fronte ad atteggiamenti spregiudicati nei confronti dei dati, atteggiamenti solitamente dettati da una scarsa attenzione al loro reale valore.

Per questo quando conosciamo realtà come Data For Democracy rimaniamo piacevolmente colpiti. Data For Democracy è una community che usa i dati e le tecnologie per progetti di positivo impatto sociale: è formata da circa 3400 data scientists dislocati in tutto il mondo – dalla Thailandia all’Italia, dall’Australia agli USA, dove si trova il gruppo di supporters più numeroso – che comunicano tramite conversazioni su Slack e che lavorano insieme su piattaforma GitHub.

Attiva da dicembre 2016, promuove progetti fortemente collaborativi che fanno leva sulla creatività di professionisti dei dati eticamente corretti: persone che lavorano insieme volontariamente, perlopiù nei ritagli di tempo, per contribuire a creare piani previsionali sul cambiamento climatico, a verificare la trasparenza nelle elezioni politiche, e, non da ultimo, a redigere un codice etico costantemente aggiornato per gli addetti ai lavori.

Un approccio leale ed onesto è indispensabile in tutte le attività. E lo deve essere ancora di più quando si maneggiano materiali delicati come sono oggi i dati. Trasparenza, informazione di tutti i soggetti in gioco, professionalità devono sempre guidare tanto i data scientists quanto coloro che usufruiscono delle loro analisi.
Dalla data ethics abbiamo tutti da guadagnarci: le persone e le aziende, che vedono rispettati i propri dati, i professionisti, che vedono valorizzata la loro attività e gli utilizzatori finali delle indagini e delle ricerche, che possono contribuire a migliorare la conoscenza dei fenomeni e delle tendenze senza per questo ledere la riservatezza.

Continua a seguirci su LinkedIn per nuovi spunti e riflessioni.

Photo credits: Wikimedia

Category:
  Miriade
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