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Data Ethics: i Big Data dopo Cambridge Analytica

By Camilla Mantella 6 mesi faNo Comments

Il caso Cambridge Analytica tiene banco da diversi giorni sui principali media internazionali. Per chi fa il nostro mestiere e lavora con i Big Data questo improvviso interesse sull’argomento desta una certa curiosità: per molto tempo l’opinione pubblica e i suoi maggiori portavoce non si sono curati del tema, lasciandolo alla discussione di addetti ai lavori, evangelisti e, nei contesti più avanzati e sensibili, docenti universitari e studenti delle discipline scientifiche.

Sembra che anni di cookies, form di registrazione per l’accesso a servizi più o meno gratuiti e geolocalizzazioni da smartphone per cercare su Tripadvisor il miglior ristorante della zona siano passati del tutto sotto silenzio, come se il trasmettere i propri dati non avesse mai sollevato domande sul loro effettivo utilizzo.

Così oggi ci troviamo ad affrontare un polverone mediatico che affonda le sue radici in una scarsa cultura dei dati e della privacy digitale. Un polverone che demonizza i Big Data, ma che ha avuto il “merito” di portare all’ordine del giorno la discussione sulla società digitale e sul suo futuro.

data ethics

I Big Data sono fatti per restare

Richard Thaler, Premio Nobel per l'Economia 2017

I Big Data, una realtà consolidata

Lo scorso anno il Nobel per l’economia è stato vinto da Richard Thaler, che ha dedicato la maggior parte della sua vita alla ricerca sull’economia comportamentale. E’ estremamente interessante notare che Thaler dà un grande valore, nelle sue teorie, ai Big Data, intesi come strumenti di potere per chi desidera influenzare le decisioni/azioni altrui.

Che i Big Data siano strumenti di potere è risaputo, soprattutto all’interno di quelle realtà aziendali dove si compiono analisi avanzate per dirigere la produzione o le vendite. Costruire recommendation engines per aumentare gli acquisti sul proprio e-commerce o dotarsi di sistemi per la manutenzione preventiva che evitino guasti ai macchinari sono solo due delle applicazioni dei Big Data dentro le imprese. Applicazioni che hanno un certo potere: di assecondare, per orientare nel futuro, le scelte dei consumatori e di prevedere, per rendere più veloce e performante, la rottura dei dispositivi in uso dalla linea produttiva.

Nonostante lo scandalo Cambridge Analytica ci porti a temere i Big Data, il loro potere è del tutto neutro. Stiamo parlando, in fin dei conti, solo di una massa di dati digitali.

La potenza dei dati e la scarsa cultura

Di Big Data se ne discute da anni. In Miriade abbiamo creato una divisione di data specialists già tre anni fa e da allora abbiamo continuato a sviluppare progetti di analisi avanzate per le aziende, soprattutto nella zona del Nord Italia.
Sono proprio le analisi a rendere “potenti” i Big Data: gli algoritmi e le competenze dei data scientists permettono di estrarre dai dati informazioni che assumono valore di mercato.

Il nodo sta nell’utilizzo delle informazioni così raccolte e interpretate. Noi lavoriamo per aziende che li impiegano per migliorare la customer experience e i processi di lavoro al loro interno, ma è indubbio – come sempre, quando si tratta di tecnologia – che non tutti si impegnino allo stesso modo.

La disattenzione pubblica e la scarsa preparazione sull’argomento anche dei cosiddetti “nativi digitali” non rende le cose più semplici. Rimanendo sul contesto locale, un’indagine presentata da Niuko, che si occupa di formazione in Veneto, evidenzia che il 62% degli universitari italiani non sa cosa siano i Big Data, mentre le università restano ferme al palo offrendo pochi insegnamenti in materia di digitalizzazione.

Data Ethics, la nuova frontiera

I Big Data sono, per dirla con Thaler, una realtà, un dato di fatto. Fanno parte del nostro modo di vivere e di agire sul mondo che ci circonda, dal momento che tutto ciò che facciamo, fuori e dentro le aziende, produce dati. Dati preziosi, che possono facilitare e arricchire la nostra vita.

Dotarsi di accordi comuni, di un’etica dei dati (data ethics) condivisa, è il passo indispensabile per vivere il cambiamento in modo consapevole. E il compito di realtà come la nostra è farsi testimoni delle potenzialità positive dei Grandi Dati, senza per questo negarne i possibili rischi. Consapevoli che solo una decisa operazione culturale che metta al centro della digital transformation la responsabilità individuale e collettiva potrà permettere una piena espressione delle opportunità da loro offerte.

Per ulteriori approfondimenti, Agenda Digitale ha pubblicato di recente un contributo sul rapporto tra etica ed informatica.

Il prossimo 19 aprile, al CUOA di Altavilla (VI), parleremo di Big Data e Machine Learning. Registrati all’evento, esamineremo insieme casi di studio ed esperienze di vita vissuta che ci permetteranno di approfondire concretamente il tema.

Photo credits: SecondoWelfare

Category:
  Miriade
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