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Definire la strategia aziendale: il contributo della data strategy

By Camilla Mantella 3 settimane agoNo Comments

Si conclude con questa uscita la serie di contributi a firma di Maurizio Novello, CEO Miriade.
Spunti di riflessione sul tema delle strategie di management dei dati a partire dai due eventi vissuti insieme a Qlik e Google che ci hanno visti protagonisti nel mese di ottobre.
Di seguito, l’ultima puntata sulla necessità di bilanciare le data strategies all’interno delle nostre aziende

“Un giorno Alice arrivò a un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.” “Che strada devo prendere?” chiese. La risposta fu una domanda: “Dove vuoi andare?” “Non lo so”, rispose Alice. “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza.”

Qual è la migliore data strategy? In difesa o in attacco?

Probabilmente la risposta più adeguata sta nel calare la data strategy nel contesto più generale della strategia aziendale, intesa come identificazione degli obiettivi generali dell’azienda e dei modi e dei mezzi più opportuni per raggiungerli.

Ogni imprenditore ed ogni impresa – in qualunque stadio sia della propria attività (avvio, sviluppo, maturità) – esprime sempre una strategia, anche se nella maggior parte dei casi non è esplicita. Il “pensiero strategico”, infatti, raramente è sistematico: solitamente è lasciato al caso, all’intuizione estemporanea dell’imprenditore o del singolo manager.

Questo è ancora più vero quando le condizioni ambientali sono perturbate e le organizzazioni devono affrontare periodi, anche lunghi, di difficoltà. Per quanto complesso, è proprio in questi frangenti che diventa fondamentale la capacità di guardare al futuro, stabilire linee di condotta e fare scelte chiare, distinguendo cosa fare da cosa non fare.

La data strategy è un tassello importante dentro il processo di pianificazione strategica e può essere determinante, ad esempio, per la comprensione dei fattori che assicurano il vantaggio competitivo.  In questo caso, data strategies di tipo offensivo consentono di prevedere i fenomeni interni ed esterni all’azienda creando le condizioni per una maggior efficacia del processo strategico volto alla crescita dell’impresa.

La scelta ed il bilanciamento tra data strategies difensive ed offensive dovranno essere pertanto frutto del processo di pianificazione stesso: saranno proprio le strategie dei dati a rendere esplicita, cosciente e sistematica la strategia complessiva, conferendole obiettività e garantendo la possibilità di misurare l’intero processo limitando i rischi di insuccesso.

Se ogni settore richiede un approccio strategico specifico –  anche in funzione della situazione concorrenziale –  allora anche il mix di data strategy in attacco e in difesa sarà specifico. E proprio tale mix differenzierà la società rispetto alla concorrenza.

strategia aziendale

Pensiamo ad esempio ad una clinica medica, un ente pubblico, un’istituzione scolastica: avranno la necessità di puntare l’attenzione sulla data strategy in difesa. Il servizio che offrono deve tenere conto della sensibilità dei dati trattati e degli scopi per cui vengono impiegati: la sicurezza viene prima della flessibilità, la certezza prima dell’interpretazione, i dati interni prima di quelli esterni.

Al lato opposto, le catene che operano nella grande distribuzione organizzata, i retailer, le aziende manifatturiere che si rivolgono al mercato consumer spingono l’acceleratore sulla data strategy in attacco. Le informazioni in real time, l’integrazione di fonti dati differenti, le interpretazioni multiple sono ormai vitali per le organizzazioni che devono andare incontro alle richieste di una clientela che desidera soddisfare i suoi bisogni in tempi ridottissimi e con soluzioni altamente personalizzate.

Realtà che invece si collocano a metà strada tra i due poli sono le banche, le assicurazioni, le società di servizi che forniscono, in un sistema di libero mercato, beni di importanza primaria (come, ad esempio, le società per la distribuzione dell’energia). Organizzazioni che non possono rinunciare ad un approccio certificato e standardizzato ma che al tempo stesso sono chiamate a proporre offerte aggiornate, attuali e possibilmente in linea con le esigenze di investimento o consumo.

Stiamo ovviamente schematizzando, seguendo la categorizzazione proposta da Dallemule, Davenport in “What’s Your Data Strategy?” (HBR, maggio-giugno 2017), ma quello che preme sottolineare è che la scelta del mix è subordinata alla calibrazione di un piano strategico disegnato su misura delle prospettive di sviluppo dell’organizzazione.

I tempi sono maturi per valutazioni di questo tipo. L’avvento delle tecnologie legate ai Big Data ha rivoluzionato l’approccio ai dati, collocando, accanto all’atteggiamento più difensivo che storicamente ha accompagnato tutte le imprese, la possibilità di valorizzare il patrimonio informativo utilizzandolo in modo attivo per meglio gestire le richieste del mercato ed orientarne – se non anticiparne – le richieste.

L’importante è saper coltivare le varie anime dei professionisti che analizzano e “consumano” i dati per svolgere al meglio il loro lavoro. Senza tradire la propria vocazione, ma anche senza precludersi la possibilità di abbracciare le novità con entusiasmo e consapevolezza.

“Siccome non era in grado di rispondere a nessuna delle domande, non dava molto peso alla maniera in cui se le poneva.” (Lewis Carroll)

Quali sono le domande giuste per orientare il processo di pianificazione strategica? Di seguito, alcuni interrogativi utili:

  • 1. Che cosa ha condotto l’azienda a concepire e vendere i prodotti esistenti?
  • 2. Che cosa ha condotto l’azienda a operare nei mercati esistenti?
  • 3. Che cosa ha condotto l’azienda a rivolgersi agli attuali clienti o consumatori?
  • 4. Che cosa sta guidando oggi la direzione dell’azienda?
  • 5. Qual è il concetto strategico di base attuale?
  • 6. Che cosa determina le direttrici future di sviluppo della nostra azienda?
  • 7. Che cosa dovrà spingere l’azienda in futuro?
  • 8. Quali dei prodotti esistenti dovranno ricevere in futuro ulteriori spinte e quali dovranno essere eliminati?
  • 9. Quali dei mercati esistenti dovranno ricevere in futuro maggior sostegno, e quali dovranno essere abbandonati?
  • 10. Quali fasce di consumatori dovranno ricevere maggior attenzione, e quali dovranno essere abbandonate?
  • 11. Quali nuovi prodotti dovranno essere spinti? A quali invece dovrà essere attribuita minore importanza?
  • 12. Quali nuovi mercati dovranno assorbire le maggiori risorse in futuro? Quali dovranno essere trascurati?
  • 13. Quali nuovi gruppi di consumatori si riveleranno più o meno importanti?
  • 14. Dove verranno allocate le maggiori risorse?
  • 15.La struttura organizzativa esistente sarà in grado di supportare i nuovi orientamenti aziendali? In caso contrario dovrà essere modificata la struttura?

Photo credits: Pixabay

Category:
  Miriade .
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